Disidratazione: il nemico silenzioso delle performance sportive

Il campione di endurance Nico Valsesia spiega perché la disidratazione può cogliere di sorpresa anche lo sportivo più preparato

La disidratazione può fare la differenza tra vincere o perdere, tra arrivare fino al traguardo o essere costretti a fermarsi prima. Non è facile capire per tempo quando il livello di disidratazione si sta avvicinando alle soglia critica, che ha un impatto negativo certo e irreversibile sulle performance. Il meccanismo della sete da questo punto di vista è poco affidabile. Fortunatamente, le ultime novità in campo tecnologico possono consentire di monitorare in tempo reale l’oggettivo stato di idratazione degli atleti.

 

Quando si fa sport non c’è spazio per l’incoscienza

Nico Valsesia, dopo aver partecipato ben 5 volte alla RAAM, dice ancora che “la fatica non esiste”. Non si tratta di un motto che vuole celebrare il suo successo come sportivo: è piuttosto un mantra per affrontare le sfide più ardue.

Molte delle gare che Nico Valsesia è abituato ad affrontare, da fuori possono sembrare folli. La RAAM, ad esempio, prevede 4800 chilometri e 51800 metri di dislivello positivo da percorrere non-stop, attraversando gli Stati Uniti dalla costa ovest (Oceanside, California), a quella est (Annapolis, Maryland).

«Quando scendi dalla bici, dopo due o tre giorni di RAAM, ti addormenti ovunque in pochissimi secondi racconta Nico. Svegliarsi è difficile, devono quasi prenderti a schiaffi e scuoterti, per tirarti su. Io ho corso questa gara 5 volte e l’unica cosa che ho capito è che per portarla a termine devi amare più di ogni altra cosa quello che stai facendo, sempre e comunque, altrimenti impazzisci. È un’esperienza folle a vederla da fuori, ma sui pedali non c’è spazio per l’incoscienza. Bisogna tarare tutto, allenarsi allo sfinimento, per riuscire a superare indenni la RAAM».

Oltre all’allenamento duro e costante, quando fai endurance hai bisogno di tenere sotto controllo ogni fibra del tuo corpo in modo maniacale. Una dimenticanza momentanea, anche se all’interno di un percorso lungo che dura ore o giorni, può costarti la vittoria. E potresti non riuscire neppure a finire la gara.

 

L’impatto della disidratazione sulle performance

Ci sono dei cali di prestazione che impattano irreversibilmente sull’andamento delle performance all’interno di una competizione. Questo accade, ad esempio, quando la ragione dietro il calo è la disidratazione. Mentre un eventuale calo di zuccheri si supera facilmente, in 10 o 15 minuti, assumendo un gel o qualcosa di zuccherino che viene subito assimilato, per reidratarsi ci vogliono ore.  Gli effetti di un’idratazione insufficiente sono duraturi, soprattutto se si supera la soglia del 2% di disidratazione rispetto al peso corporeo.

«Quando si superano i livelli tollerati di disidratazione, ci vogliono ore o in alcuni casi giorni per recuperare. Quanto esattamente? Dipende dalle condizioni del singolo atleta, da quanto è disidratato, dal suo corpo e dal clima sottolinea Valsesia. Capita spesso che la colpa di un momento di difficoltà venga imputata alla mancanza di zuccheri, quando invece la vera responsabile è proprio la mancanza di liquidi, talvolta trascurata o meglio sottovalutata persino dai preparatori atletici più esperti. Succede spesso di scambiare la disidratazione per un calo di zuccheri, direi un 80 o 70% delle volte. L’ideale sarebbe mangiare ogni tanto e bere spesso, non il contrario. L’organismo di uno sportivo è abituato a trasformare il grasso in energia. Chi fa endurance, grazie a questo meccanismo, ha a sua disposizione una riserva energetica pressoché infinita, persino i maratoneti che possono contare su una percentuale di grasso corporeo del 4%. L’acqua invece viene persa in abbondanza tramite la sudorazione, indispensabile al meccanismo di regolazione della temperatura interna. Si suda sempre, anche quando fa freddo o quando si nuota».

 

Cosa succede quando si supera la soglia del 2%

Nel momento in cui si supera la soglia del 2% di disidratazione rispetto al peso corporeo la situazione diventa critica. Le prestazioni crollano: il problema dell’atleta disidratato non è più quello di andare abbastanza forte o più forte degli altri per vincere la gara, ma piuttosto quello di evitare di perdere velocità e potenza, scendendo sotto i propri standard e arrivando fino a bloccarsi del tutto. «La disidratazione può anche portare ad avere problemi più seri, che impattano innanzitutto sui tempi di recupero dopo lo sforzo, ma possono pure mettere a rischio lo stato psico-fisico dello sportivo. Lo stimolo della sete arriva in ritardo, soprattutto in certe condizioni climatiche. Quando hai bisogno di bere è già troppo tardi. Essere disidratato ti porta a percepire un livello di stanchezza maggiore, si cede con la volontà e con la testa ancora prima che con il corpo. In montagna è all’ordine del giorno soffrire di disidratazione. Più si sale in quota e più si ha bisogno di liquidi, perché il corpo suda molto e ne consuma di più. Inoltre non si percepisce lo stimolo della sete a causa del freddo. Bere non viene naturale, soprattutto se non si ha a disposizione qualcosa di caldo» racconta Nico Valsesia. In montagna può succedere qualcosa di più grave che perdere una competizione o non arrivare al traguardo. La disidratazione può portare a uno sfinimento fisico pericoloso per la vita. A me è successo sull’Aconcagua. Ero talmente disidratato che mi sono fermato e mi sono addormentato, a 7000 metri di altezza e a -30° C: vuol dire restare lì e non svegliarsi più. Io fortunatamente sono stato svegliato ma questo esempio (anche se un po’ estremo) rappresenta bene quanto possa essere importante evitare la disidratazione».

 

Prevenire la disidratazione

Il sudore, solitamente considerato un semplice liquido di scarto, è in realtà una preziosa fonte di informazioni. Swemax di Biometrica è l’ultima innovazione tecnologica in ambito sportivo e medicale, in grado di analizzare in tempo reale il sudore per scoprire esattamente quali sono le esigenze del tuo corpo in fatto di liquidi e sali minerali. Semplicemente indossando un dispositivo dotato di cerotti usa e getta per assorbire il sudore è possibile, tramite App dedicata, scoprire per tempo se l’idratazione è insufficiente e ricevere un alert quando ci si avvicina alla soglia critica del 2%. Un sistema unico sul mercato che può darti una lettura oggettiva del tuo stato di disidratazione, assieme all’analisi dei sali e dello stato di sforzo, aiutandoti a prevenire cali di performance ma anche crampi e infortuni. «Uno strumento come Swemax non solo può salvarti la vita quando sei in alta montagna, ma può aiutare tutti quegli sportivi che fanno endurance, sia in fase di allenamento sia durante le competizioni. Sapere quando devi sforzarti o comunque ricordarti di bere, prevenendo per tempo la disidratazione, è di grande aiuto per evitare crolli di performance e cedimenti nella motivazione ad andare fino in fondo, soprattutto per gli sportivi che competono da soli senza un seguito lì pronto a supportarli» conclude Valsesia.

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